Hana Šedinová

I mostri umani nel Vocabularius dictus Lactifer e nell’altre opere medievali

 

Gli autori medievali descrivevano nei loro libri sui mostri umani da un lato i personaggi della mitologia classica (i Titani, i Ciclopi, i Centauri, i Satiri o la Sfinge), dall’altro le lontane popolazioni dell’Asia e dell’Africa, le quali con il loro aspetto o con il loro comportamento bene o male insolito avevano stimolato l’interesse dei geografi antichi (i Trogloditi, le Amazzoni, i Ginnosofisti, i Bramini, i Pigmei etc.). Più avanti nelle opere medievali troviamo tra i mostri anche delle creature umane deformate. I Greci e i Romani definivano davvero come mostri solo quelle persone che dalla nascita erano affette da qualche grave e innaturale deformazione corporea, quindi con un aspetto mostruoso, eventualmente anche le creature in cui si mischiavano elementi animaleschi e umani; a differenza di quelli medievali, gli autori classici utilizzavano per le popolazioni esotiche o per i personaggi della mitologia l’indicazione τέρας e monstrum raramente.

Allo stesso modo raramente troviamo l’indicazione monstrum anche nel testo del Vocabularius dictus Lactifer, opera pubblicata a Plzeň nel 1511. Il quarto libro, il cui argomento sono i mostri umani, è chiuso con le parole, dalle quali risulta che anche se il termine „monstrum“  significa qualcosa di non abituale, che si discosta dalla „normale“ forma o dimensione, qualche manifestazione terribile o qualche fenomeno che risveglia lo stupore e l’orrore, e conseguentemente poi un mostro umano o animalesco, una creatura repellente. Jan Vodňanský, l’autore di questo libro, non guardava con disgusto o con terrore gli esseri umani definiti nel titolo come mostri; sembra piuttosto che il suo scopo fosse quello di divertire il lettore e, allo stesso tempo, di istruirlo sui più disparati tipi di individui inconsueti, i quali, sia che vivessero vicino a lui o in paesi lontani, fanno parte delle creature di Dio e sono una componente colorita del mondo che circonda l’uomo.

Al confronto con le altre fonti, Jan Vodňanský concentra nel suo testo un numero quasi due volte maggiore di mostri umani rispetto agli autori precedenti. Nel gruppo dei mostri umani annovera gli individui con particolarità o difetti corporei che gli altri autori medievali fino a quel momento di solito non consideravano mostruosi, e.g. le persone con la gobba, con il gozzo ingrossato, con le labbra deformate, con le gambe storte, persone dagli occhi strabici, persone che soffrono di ernia o persone dal naso adunco. Non meno intransigente era però anche la sua attitudine verso qualità spirituali differenti oppure nei confronti delle eccentricità di comportamento.

Il secondo contributo del Vocabularius sono i nomi latini di quasi tutti i mostri descritti, quindi una caratteristica che nelle opere precedenti non era esattamente così scontata. Così troviamo nel testo del Vocabularius per esempio la descrizione di una gente i cui occhi brillano come lanterne (Nitiocles), dei cannibali, che hanno l’abitudine di seguire le tracce odorifere lasciate dalle vittime prescelte (Olidiones), di persone senza bocca che si nutrono solamente di odori aspirati attraverso il naso (Odoripete), di un altro popolo che, nonostante abbia la bocca, questa però è così piccola e stretta da costringere i suoi membri a prendere solamente del cibo liquido, che sorbiscono con l’aiuto di una cannuccia (Ostilliones), o di una specie di abitanti dell’India superiore che considerano come eccezionale prova di devozione uccidere i propri genitori, i propri fratelli, le proprie sorelle o i propri amici che sono privi di forze a causa dell’età o di malattie, e farne un banchetto (Dandinayte).

Il terzo contributo del testo del Vocabularius sono gli equivalenti cechi che l’autore creò facendoli corrispondere alla descrizione di ogni singolo mostro, e.g. i nomi cechi di Krzywohubczy (Bocchestorte), Krziwonosczy (Gambestorte) e Ssestirukowe (Seimani) per le espressioni latine Tortilabiones, Acili (Aquili) e Sexmanuti, i nomi cechi Lidogedcy (Mangiauomini) e Bezhlawczy (Senzatesta) per i nomi originariamente greci di Antropofagitte e di Acefali, oppure l´espressione Potwora dwu tiel (Bicorpone) per il latino Bicorpor.

È chiaro che bisogna concepire il contenuto dei termini latini monstrum e monstruosi homines in un’ampia scala di significati e sfumature. Alcuni autori medievali, nella loro brama di cose curiose, inserivano tra i monstra non solo le persone deformate, gli appartenenti a popolazioni esotiche e lontane e i personaggi della mitologia greca, ma ogni persona che solo minimamente deviava dalla norma abituale: era sufficiente una gobba sulla schiena, un naso storto, il fatto di avere un corpo più peloso oppure la predilezione nell’accumulare soldi sfruttando i propri vicini. Se qualche autore medievale ha però inserito una certa razza umana o un essere umano particolare in un libro riguardante i mostri umani, non è tuttavia assolutamente sicuro che egli lo considerasse tale. In questo caso allora certamente non troveremmo in Tommaso di Cantimpré in mezzo ai „mostri“ umani la descrizione di Ercole, di cui viene detto che tutto il mondo ammira la sua grandezza e la sua forza, e nel Vocabularius non sarebbe presentata Pamphile, che per prima inventò il modo di tessere il cotone per confezionare vestiti, motivo per cui Jan Vodňanský le dà il nome ceco di Prwnij bawlnoprzedka (Prima filatrice di cotone). Una visione esclusivamente negativa degli esseri umani particolari era impedita anche dalle spiegazioni moralizzanti in numerose opere medievali.